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L’AI non è magia. È formazione.


Come Microsoft 365 Copilot e Power BI stanno cambiando il lavoro nelle aziende — e perché la differenza la fanno sempre le persone.

con Nicola Sabia: M365 Copilot Trainer | Power BI | Formazione | PMI Solution.

Nicola non è il solito esperto IT che vive in uno scantinato nutrendosi di caffeina e patatine al formaggio. È quel raro esemplare di professionista capace di tradurre il “technichese” stretto in una lingua comprensibile agli esseri umani — il tutto senza mai perdere la calma (tranne che a stomaco vuoto).

Quando aveva 4 anni, guardando il suo babbo natale stickman, ha capito che il suo futuro non era nel mondo dell’arte. Scelta saggia.

Nicola è un IT Trainer che ha fatto una scelta coraggiosa: uscire dal bunker della sala server per tornare a parlare con le persone. La sua missione? Dimostrare che dietro ogni applicazione non c’è una maledizione divina. È il tipo di docente che non ti spiega solo cosa fa un comando, ma ti convince che usarlo ti cambierà la vita (abbiamo segnalazioni che abbia promesso anche mountain bike con cambio Shimano).

Qualche coordinata utile per capire con chi avete a che fare:

  • Pazienza Zen: ha la capacità sovrumana di spiegare la stessa funzione per la quinta volta mantenendo il sorriso di chi ha appena evitato una multa.
  • Traduttore Universale: riesce a far dialogare il reparto Marketing con il Database — un’impresa che solitamente richiede un miracolo o un trattato di pace internazionale.
  • Teoria vs Pratica: con lui non si fanno solo “chiacchiere e slide”. L’informatica, con Nicola, può essere — incredibile a dirsi — persino divertente.

È qui per risponderci, guidarci e dimostrarci che l’IT non è una magia oscura, ma solo una serie di problemi logici che possono essere risolti e compresi… preferibilmente prima della pausa caffè.


Il percorso

Nicola, come sei arrivato a fare il formatore su tecnologie Microsoft?

Come spesso mi capita di raccontare, questo lavoro ha scelto me e non io lui! Frequentavo Ingegneria e mi capitò di insegnare in un corso serale in una parrocchia, così, tanto per guadagnare qualcosa… poi ho scoperto che mi piaceva moltissimo. Provavo una soddisfazione enorme a vedere le persone che iniziavano il corso muovendo il mouse con le vertigini, per uscire poi sapendo scrivere un documento. Diciamo che sono stato forgiato nel fuoco dell’ECDL, nei corsi serali di una parrocchia di periferia romana. Il mondo Microsoft ha sempre rappresentato per me innovazione e affidabilità — ed è stato il mio primo incontro con l’informatica. Quello non lo dimentichi facilmente.”

Il metodo

Sei conosciuto per un approccio empatico e pratico. Cosa significa concretamente “entrare in empatia” con i tuoi discenti?

Entrare in empatia significa cercare di comprendere l’altro. Quando sei in aula con 10 persone davanti, ci sono due certezze: non tutto quello che dici sarà compreso da tutti, e non tutti si sentiranno liberi di dire “non ho capito”. Costruire una connessione, anche minima, permette di accorciare questa distanza. Lo capisci dallo sguardo se un contenuto è arrivato — e nel caso lo rispieghi in modo diverso, senza che nessuno te lo dica: con l’empatia l’hai già capito. A nessuno piace sentirsi inadeguato, e spesso le persone non chiedono per non apparire meno capaci. Ma se hai accorciato le distanze, esci dalla logica del giudizio. Se pensiamo alla nostra formazione scolastica, di certo ricordiamo di più le lezioni degli insegnanti con cui avevamo una buona sintonia.”

Qual è l’errore più comune che vedi fare nella formazione tecnologica in azienda?

Non accade sempre, ma spesso vedo i docenti più impegnati a dimostrare di sapere che a insegnare. Se prendi un concetto e lo esponi in maniera magistrale, con inglesismi e tecnicismi, sei inappuntabile — ma sei sicuro che tutti abbiano capito? Un piccolo esercizio: se chiedi a 10 persone il significato della parola PEN, tutti diranno “penna”. Se chiedi il significato di “LAYOUT” — parola ormai comune — otterrai 10 versioni diverse. L’errore, spesso, è non sforzarsi a semplificare i concetti tecnici.”

Microsoft 365 Copilot nelle PMI

Qual è la resistenza più frequente che incontri nei confronti dell’AI in azienda? Come la gestisci?

Credo che la resistenza maggiore sia legata al fatto che ancora non si riesce a collocare l’AI nel modo giusto. Complici i titoloni da clickbait, le persone hanno paura di essere sostituite e le aziende hanno paura che qualcuno gli rubi i segreti. Il mio punto di partenza sono proprio queste paure: parto dalle allucinazioni dell’AI, da tutti gli errori che compie, per far capire che è uno strumento potentissimo, ma che da sola — senza la guida umana — può solo sbagliare. Quando le persone capiscono che se ci metti 5 secondi a scrivere una richiesta otterrai un risultato che vale 5 secondi, l’atteggiamento cambia. Si smette di sentirsi furbi se la usi, e diventa un tool al pari di Excel: non usarlo sarebbe anacronistico. Anzi — capisci che ti serve un corso per usarlo meglio!”

Puoi raccontarci un esempio concreto in cui la formazione su Copilot ha fatto davvero la differenza per una PMI?

“NO!!! ahahah — ovviamente sì. Posso raccontarvi di un cliente in Emilia che distribuisce attrezzature industriali in tutto il mondo. Abbiamo creato insieme agenti su Copilot che si occupano di checklist, traduzione di manuali e composizione e riutilizzo di blocchi di testo industriali. Tutte operazioni che vengono comunque verificate e validate a mano, ma che senza quella potenza computazionale richiedevano settimane intere, contro una giornata al massimo. Questo ha permesso all’azienda di dedicare più tempo alle relazioni e alla parte commerciale, che era fortemente limitata dalle attività manuali — aprendo, tra l’altro, a nuove posizioni lavorative.”

Power BI e la cultura del dato

Perché Power BI è così strategico per le PMI?

Power BI è il Pokémon versione evoluta di Excel! 😉 Oltre ad essere strategico, è anche incredibilmente tattico. Essendo una versione sotto steroidi di Excel, l’azienda — senza saperlo — ha già il 50% delle conoscenze necessarie in casa. Power BI eredita da Excel la logica di Power Query, le aggregazioni di Power Pivot e la struttura delle formule. Cosa rimane da imparare? Solo un piccolo gap sul mondo dei dati e sull’applicazione. In più, supera i limiti di capienza e condivisione di Excel. Per le realtà aziendali che ho conosciuto, rappresenta oggi il miglior rapporto costo-beneficio in ambito Business Intelligence.”

Qual è la situazione tipica che trovi nelle aziende prima di introdurre Power BI?

Di solito, appena arrivi in un’azienda trovi una porta, una segreteria e una sala d’attesa. Le trovi anche dopo — ma in più c’è un monitor con una dashboard strepitosa!! 😉

…Non ho resistito, ho dato troppe risposte serie fino ad ora. Posso però affermare con certezza che, prima di Power BI, si è immersi in vortici di file pieni di dati che si copiano e incollano da tutte le parti, con grafici che finiscono su PowerPoint e che spesso mettono famiglie contro famiglie — perché il file Excel originale è cambiato. Uno dei grandi meriti di Power BI è proprio mettere ordine, eliminare la proliferazione di file e organizzare meglio i processi.”

Cosa cambia, nella vita di un manager o di un imprenditore, dopo aver adottato Power BI davvero?

Quello che ho visto cambiare positivamente è la capacità di lettura del dato. Uno dei problemi principali è riuscire a vedere i dati in modo dettagliato e dinamico, magari ipotizzando raggruppamenti o voci che non avevi previsto. Pensiamo a dati trimestrali da preparare per una riunione: il povero analista prepara grafici e tabelle riepilogative, cercando di prevedere tutto. Ma durante la riunione nasce un tema, serve uno spaccato che nessuno aveva immaginato… situazione classica che richiederebbe altri calcoli e altri fogli. Con Power BI, in molti casi, non serve: il drilldown — ovvero filtrare a cascata i dati partendo dalla selezione — è spesso già sufficiente.”

Guardando avanti

Quale sarà la competenza più importante per un lavoratore nei prossimi tre anni?

Gioco il jolly. Certamente le competenze sulla BI e sul mondo dei dati non saranno mai sgradite, e non lascerei fuori l’AI: non conoscerne le basi e un minimo sindacale di prompting potrebbe essere fatale. Ma — contrariamente a quanto sembra richiedere il mercato oggi, ovvero figure verticali estremamente specializzate — credo che la trasversalità e la capacità di adattamento siano la vera base del successo. In un mercato che cambia tecnologie velocemente, è importante saper cambiare ruolo e stare a proprio agio fuori dalla comfort zone.”

Un messaggio finale a chi non ha ancora iniziato questo percorso di trasformazione digitale.

Una famosa frase di un film recitava: “Ci sono più partite di scacchi che si possono giocare con le stesse pedine che atomi nell’universo. La prima mossa non conta, il tempo che la separa dalla fine è un oceano digitale: questo significa che ogni errore può essere recuperato, corretto. Si perde solo quando si smette di giocare.” Il mio consiglio è di abbracciare le novità senza fare propri i pregiudizi altrui. Provare, sperimentare, lanciarsi — sapendo che non si perde per una mossa sbagliata. Mi rendo conto che questo messaggio è poco credibile detto da me. Ma potete sempre imparare dagli errori che commettono gli altri, seguendo i vostri consigli! 😊


CHI È NICOLA SABIA

Nicola Sabia è un trainer e consulente specializzato in Microsoft 365, Copilot e Power BI, con anni di esperienza nella formazione aziendale. Il suo approccio pratico ed empatico lo distingue nel panorama della formazione tecnologica italiana: parte sempre dai bisogni reali delle persone per costruire percorsi su misura. È il punto di riferimento per le aziende che vogliono adottare gli strumenti Microsoft con consapevolezza, produttività e risultati concreti. Preferibilmente prima della pausa caffè ☕️.